Le covatrici | Alice

28 Dicembre 2020 | dalla categoria

Capitolo II

"Caro diario,
Sono stufa di vivere nell'incertezza economica. Perché là fuori sembra esserci un sacco di gente che campa bene di traduzioni e copy, e io fatico ad arrivare a fine mese?
Non capisco, davvero. Sembra sempre che io chieda troppo per i miei lavori, mi ritrovo sempre a ribassare i prezzi e a fare sconti, quando da scontare non c'è rimasto niente.
E mi fa ancora più arrabbiare che io debba fare fatica, nonostante le mie lauree e la mia esperienza, mentre vedo dei pivelli fare grandi numeri e avere grande riscontro (o almeno, all'apparenza).
Dov'è che sbaglio?"

Alice ha 35 anni, ne dimostra 25 e se ne sente addosso 70.

È davvero una bella donna, di quelle bellezze acqua e sapone, e non perché sia bionda o dotata di due occhi verdi ipnotici: ha un’energia vibrante che risuona tutt’intorno come un’onda sonora, e chi le orbita attorno ne viene investito. È una di quelle persone che rende migliori gli altri, ma assorbe tutta la negatività che la circonda.

È come se l’anima, lei, la indossasse fuori e non la custodisse dentro.

Scrive da sempre, da che ne ha memoria. È l’unica cosa che sente di saper fare e l’unica che vuole fare. Non può scegliere di fare altro, esattamente come non si può scegliere di respirare.

Ma si sa, che il mondo della scrittura è un mondo crudele e competitivo: anche il migliore dei talenti può facilmente finire nel dimenticatoio, o non essere nemmeno mai riconosciuto.

Alice questo lo sa bene, e sa che se vuole avere una carriera di successo deve fare qualcosa di diverso: ma che cosa? Dov’è che sta sbagliando?

Proprio quando sta per riprendere a riversare le sue elucubrazioni nel diario, sente un tonfo e delle imprecazioni. Alza lo sguardo e vede una donna dallo sguardo febbrile e ansioso, alle prese con la sua valigia, la quale ha deciso di suicidarsi e aprirsi rovinosamente sulla banchina in una scena al confine tra il tragico e il comico.

Alice chiude velocemente il suo diario, lo infila in borsa e si avvicina in soccorso alla povera donna, alle prese con il suo bagaglio esploso.

"Venga, si faccia aiutare."
"Oh, ma non si preoccupi…oh…grazie…"
Tirano su la valigia e raccolgono velocemente tutte le cose sparse in terra. La donna cerca di rinfilare tutto dentro alla bell'e meglio, ma con scarsi risultati: ha decisamente troppa roba e quella valigia è troppo piccola.

"Mia cara, il bagaglio è decisamente troppo pieno per poter contenere tutto, sta sfidando le leggi della fisica!"
La donna le rivolge un sorriso imbarazzato e non troppo convinto.
“Lo so, ho decisamente esagerato. E probabilmente metà di questa roba non mi serve nemmeno…”

Alice la osserva con compassione: sembra davvero sconvolta e sull'orlo di una crisi di pianto.

"Dove va di bello?"
"Milano, da mia sorella…"
"Che bella Milano, la trovo una città affascinante…mi chiamo Alice comunque. Lei è…?"
"Frida. Molto piacere."

Frida si siede sulla panchina, e fa un sospiro profondissimo.
Alice le si siede accanto.
"Che bel nome che ha. Immagino che i suoi genitori fossero appassionati d'arte…?"
"No, amavano gli ABBA."
Alice rimane un attimo interdetta, senza sapere se la sta prendendo in giro o meno.
Frida sorride, consapevole della confusione che ha appena creato, e continua: "Una delle cantanti era la principessa Anni-Frid Synni. Ma era soprannominata Frida."
"Ah! Ma pensa. Non ne avevo idea."
Segue un momento di silenzio imbarazzato.

"E il suo nome?"
"Boh, credo piacesse e basta."

Segue altro silenzio.
"E lei che ci fa in stazione?" chiede Frida.
"Oh nulla, non devo andare da nessuna parte. Ma mi piace guardare i treni che partono, mi rilassa e mi aiuta a pensare."
"Capisco. Beh, è sicuramente una soluzione più comoda e rapida della mia. Io ho deciso di abbandonare la città per farlo!"
"Sta scappando da Roma?"
"Dalla mia vita, più che altro."

Ciao! Mi chiamo Alessia e sono una covatrice digitale di freelance.
Se non ci conosciamo ancora, ti invito a leggere la mia storia qui.
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